Tesi di laurea


Quasi al confine tra Basilicata e Calabria, su un poderoso macigno calcareo, fra lo scoglio dell’Incudine e quello della Tina, si erge, imponente e maestoso, a strapiombo sul mare, lo splendido Castrum Petrae Roseti.
Il castello, costruito su di una scogliera a picco sul mare, si trova nel comune di Roseto Capo Spulico, un paese di quasi duemila abitanti sulla costa Jonica calabrese, e rappresenta con lo slancio armonioso delle sue torri, che nascono dal cuore della roccia, una vera e propria opera d’arte.

Il Castrum Petrae Roseti, costruito con l’intento prevalentemente difensivo, era in grado di respingere qualsiasi attacco grazie all’abbondante merlatura e alle numerosissime feritoie.
La sua struttura architettonica, unica nel suo genere e non assimilabile a quella degli altri castelli che sorgono in Italia o all’estero, rappresenta un unicum di eccezionale prestigio e bellezza architettonica.
E’ lì solitario da tempo ad ascoltare il ruggito del mare e a sopportare, purtroppo, le vibrazioni che i suoi padri contemporanei gli hanno voluto regalare.

Il primo documento, relativo al Castrum Petrae Roseti, è la lettera dell’Imperatore svevo Federico II, datata 16 dicembre 1239, con la quale raccomandava al Secreto di Messina, Majore di Plancatone, provveditore ai castelli del Regno, di elevare le mura del forte, avendo cura però di non arrecare danni alle pitture che l’abbellivano.
La parte più antica del monumento è sicuramente costituita dai resti di una torre a nord-est, databile nella seconda metà del XII secolo, quindi di epoca normanna.
A questo nucleo iniziale si aggiunsero le torri sveve a sud, databili nella prima metà del XIII secolo, che dovettero risultare completate prima del 1266, data di inizio della dominazione angioina. Si tratta di una possente ed elegante torre quadrangolare, a cui è addossata una controtorre pensile.

La prima torre e quella federiciana erano congiunte da una cinta muraria di cui sono visibili i resti nelle sezioni inferiori delle murature, soprattutto verso il mare, poi conglobate fra il XV e XVI secolo ma con caratteri e forme di architettura gotica.
La parte Angioina del Castello è sicuramente la loggia sopra i ruderi della torre normanna, il congiungimento di questa con le torri federiciane e naturalmente la torre circolare.
L’intervento Aragonese (1442-1503) riguarda alcune modifiche apportate alla torre cilindrica.
L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è la realizzazione del muraglione di cinta e le scuderie, per opera dei Vicerè Spagnoli e quindi databili nel XVI secolo.

Negli ultimi anni il Castrum Petrae Roseti è stato spettatore impotente di una vicenda a dir poco singolare.
Il castello nel 1986 figurava tra i diciannove monumenti calabresi prescelti dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Calabria quale oggetto prioritario d’intervento di restauro.
Constatato il perdurante stato di abbandono e il continuo aumentare del degrado, l’Amministrazione Comunale, nel 1986 diffidò il proprietario, Emilio Mazzario, ad intraprendere lavori di recupero.
Emilio Mazzario, però anziché iniziare i lavori di recupero decise di venderlo, per una cifra irrisoria, nel giugno del 1987 ad un privato cittadino senza che lo stato esercitasse il diritto di prelazione.

Oggi il glorioso e impotente Castrum Petrae Roseti che per tanti anni ha difeso i nostri antenati dagli attacchi dei pirati, è stato restaurato grazie all’impegno di un imprenditore locale anche se per molti rappresenta un esempio blasfemo di conservazione e tutela del nostro patrimonio artistico culturale.

Il Castrum Petrae Roseti